Ci sono viaggi che nascono da una mappa, e viaggi che nascono da una sensazione. Quello che ci ha portato a pedalare in Georgia, attraversando il Lesser Caucasus su strade bianche e piste di ghiaia, è stato un misto di curiosità e bisogno di silenzio.

Attraverso un libro di storia
Avevo voglia di perdermi un po’, di uscire dalle rotte prevedibili, di sentire di nuovo quella sensazione che provi solo quando non sai bene cosa ti aspetta dietro la prossima curva.
Ricordo ancora la prima mattina fuori da Tbilisi. Il traffico caotico che piano piano si dirada, l’asfalto che lascia spazio alla polvere, l’aria che cambia.
In pochi chilometri passi da una capitale rumorosa a colline quasi deserte, dove l’unico suono è quello delle gomme sulla ghiaia e del vento che ti soffia addosso.
È lì che ho capito che questo viaggio non sarebbe stato “solo” un bel percorso in bici, ma qualcosa di più profondo. Pedalare nel Caucaso minore è come attraversare un libro di storia scritto direttamente nel paesaggio.
Monasteri scavati nella roccia che sembrano appesi al tempo, fortezze abbandonate su colline che dominano valli immense, villaggi dove la vita scorre lenta e la gente ti guarda arrivare come se fossi una piccola parentesi esotica nella loro giornata.

Le distanze si dilatano
In alcuni punti ti fermi senza nemmeno sapere perché: non c’è un’attrazione segnata sulla mappa, non c’è un “punto panoramico ufficiale”, non c'è nulla di particolare, ma c’è quella sensazione precisa che ti dice: qui vale la pena fermarsi.
Una delle cose che mi ha colpito di più è stato il rapporto con lo spazio. Le distanze sembrano dilatarsi. Non perché i chilometri siano infiniti, ma perché ogni chilometro è denso di qualcosa: una salita che ti costringe a rallentare e respirare, una discesa lunga che ti regala minuti interi di pura libertà, un tratto di sterrato dove devi trovare il tuo ritmo, senza fretta.
Le bici da offroad (che siano gravel o mountain bike) qui non sono una scelta di stile, sono lo strumento giusto per muoverti in un territorio che non vuole essere attraversato velocemente.

Ci sono stati momenti duri, ovviamente. Era inverno, il freddo pungente, le giornate corte, tratti di pista sconnessa, fatica accumulata. Ma è proprio in quegli attimi che smetti di pensare al viaggio come a una “performance” e inizi a viverlo come un processo. Non stai dimostrando niente a nessuno. Stai solo avanzando, metro dopo metro, e questo ti mette in uno stato mentale strano e bellissimo, una specie di attenzione tranquilla verso tutto quello che ti circonda.
L'ospitalità dei popoli
Poi ci sono gli incontri. Gente che ti ferma per offrirti acqua, un caffè, a volte qualcosa da mangiare. Persone che non parlano la tua lingua, ma che comunicano con gesti semplici e sorrisi. In quei momenti ti rendi conto che il viaggio non è solo il paesaggio: è la rete invisibile di micro-relazioni che costruisci strada facendo.
Dalle montagne al mare
E infine c’è l’arrivo a Batumi, il mare. Dopo giorni di montagne, polvere e salite, vedere l’orizzonte piatto del Mar Nero ti colpisce più di quanto immagini.
Il corpo è stanco, la testa è piena di immagini, e dentro senti quella strana miscela di soddisfazione e malinconia che conosci bene se viaggi in bici: la gioia di essere arrivato e la voglia di continuare ancora un po’.

Tornare
È per questo che voglio tornarci.
E non voglio farlo da solo.
Ho deciso di organizzare un viaggio in bici lungo questo stesso percorso, da Tbilisi a Batumi, attraversando il Caucaso minore in gravel.
Non è una gara, non è una sfida estrema, non è un tour “da cartolina”. È un’esperienza di attraversamento: di un territorio, di un ritmo diverso, di un modo più lento e profondo di stare in viaggio.
Se senti che hai bisogno di staccare, di rimettere il corpo al centro, di sporcarti un po’ di polvere e di riempirti gli occhi di paesaggi che non sembrano usciti da Instagram, questo viaggio potrebbe essere quello giusto per te.
Fermati un attimo e chiediti: quando è stata l’ultima volta che hai fatto qualcosa senza sapere esattamente come sarebbe andata a finire?
Ti aspetto. A presto, Leo































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